06 giugno 2013

ASSISTENTI FAMIGLIARI CONDIVISE ARRIVANO LE BADANTI CONDOMINIALI

Assistenti familiari condivise: arrivano le badanti condominiali 

Così definite dal “Contratto collettivo nazionale per dipendenti da proprietari di fabbricati”, le badanti condivise dal condominio prendono sempre più piede in varie città d’Italia.
Vecchie esigenze, nuove figure
Accade spesso che le famiglie si ritrovino a combattere una dolorosa battaglia quotidiana contro la malattia o la disabilità di un parente, necessitando di cure costanti e adeguate. Il costo di una badante, secondo i dati dello Sportello colf e badanti delle ACLI, si aggira intorno ai 1000-1500 euro mensili. Una cifra difficile da sostenere. E che però può essere abbattuta notevolmente, con una spesa di 200-250 euro al mese, assumendo una badante di condominio.
Contro la crisi l'imperativo è “condividere”
In diverse città italiane, quali Alessandria, Bologna e Milano, la prossimità fisica tra persone con problemi di salute ha spinto a sperimentare una forma di assistenza, nata da un bisogno sociale diffuso: le famiglie di un condominio in cerca di una badante possono assumere la stessa persona in condivisione.
E vissero tutti felici e contenti
L’introduzione della badante di condominio accontenta sia le famiglie che le lavoratrici.
Le prime perché non sempre necessitano di un’assistente a tempo pieno, della quale frequentemente non possono permettersi i costi. Le seconde perché trovano un impiego fisso, restando dal mattino alla sera nello stesso condominio, a disposizione sia per le commissioni ordinarie che per le emergenze. Spostandosi agevolmente da un pianerottolo all’altro, si dividono tra vari assistiti a seconda delle esigenze delle famiglie e con il vantaggio di non doversi spostare.
L’unione fa la forza
Formata e supervisionata da una pluralità di figure, quali il medico di famiglia, la Asl e l'ente locale, tale badante, anche se viene detta di condominio, è solo a disposizione, e a carico, delle famiglie per cui lavora, secondo le ore concordate.
Nuovo sbocco occupazionale
Il "Contratto collettivo nazionale per dipendenti da proprietari di fabbricati", firmato il 12 dicembre 2012 da Confedilizia, Cgil, Cisl e Uil per i successivi tre anni, ha inserito tra i "lavoratori addetti alla vigilanza o a mansioni assistenziali o a mansioni ausiliarie a quelle del portiere" la figura dell’assistente familiare, che svolge compiti relativi all’assistenza ai bambini, agli anziani non autosufficienti e, più in generale, alla vita familiare dei condòmini.
Responsabilità diretta del territorio
Questa nuova figura professionale comincia a dare risposte concrete ai bisogni di assistenza dei cittadini, integrando l’assistenza sociale e sanitaria e responsabilizzando il territorio. In una società sempre più vecchia e più liquida (nel senso sociologico di polverizzata nei rapporti familiari e con una solitudine degli individui crescente), rappresenta un sistema di micro-welfare agile e snello, che progressivamente sostituirà l’ormai vecchio e malandato modello di welfare, colmando un vuoto difficile da coprire per i normali servizi territoriali, buono solo a generare oneri e disagi, che abitualmente gravano unicamente sulle famiglie.
Al passo con l’Europa
Simili figure professionali, esistenti già da tempo in altri Paesi europei, solo adesso cominciano ad essere conosciute e impiegate in Italia. Superando la figura del portiere, chiuso nella sua guardiola a controllare chi entra e chi esce, le badanti di condominio sono una risposta creativa ai bisogni concreti della gente. Per alleggerire il carico basta entrare in ascensore.

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