Assistenti familiari condivise: arrivano le badanti condominiali
Così definite dal “Contratto collettivo nazionale per dipendenti da
proprietari di fabbricati”, le badanti condivise dal condominio prendono
sempre più piede in varie città d’Italia.
Vecchie esigenze, nuove figure
Accade spesso che le famiglie si ritrovino a combattere una dolorosa
battaglia quotidiana contro la malattia o la disabilità di un parente,
necessitando di cure costanti e adeguate. Il costo di una badante,
secondo i dati dello Sportello colf e badanti delle ACLI, si aggira
intorno ai 1000-1500 euro mensili. Una cifra difficile da sostenere. E
che però può essere abbattuta notevolmente, con una spesa di 200-250
euro al mese, assumendo una badante di condominio.
Contro la crisi l'imperativo è “condividere”
In diverse città italiane, quali Alessandria, Bologna e Milano, la
prossimità fisica tra persone con problemi di salute ha spinto a
sperimentare una forma di assistenza, nata da un bisogno sociale
diffuso: le famiglie di un condominio in cerca di una badante possono
assumere la stessa persona in condivisione.
E vissero tutti felici e contenti
L’introduzione della badante di condominio accontenta sia le famiglie che le lavoratrici.
Le prime perché non sempre necessitano di un’assistente a tempo
pieno, della quale frequentemente non possono permettersi i costi. Le
seconde perché trovano un impiego fisso, restando dal mattino alla sera
nello stesso condominio, a disposizione sia per le commissioni ordinarie
che per le emergenze. Spostandosi agevolmente da un pianerottolo
all’altro, si dividono tra vari assistiti a seconda delle esigenze delle
famiglie e con il vantaggio di non doversi spostare.
L’unione fa la forza
Formata e supervisionata da una pluralità di figure, quali il medico
di famiglia, la Asl e l'ente locale, tale badante, anche se viene detta
di condominio, è solo a disposizione, e a carico, delle famiglie per cui
lavora, secondo le ore concordate.
Nuovo sbocco occupazionale
Il "Contratto collettivo nazionale per dipendenti da proprietari di
fabbricati", firmato il 12 dicembre 2012 da Confedilizia, Cgil, Cisl e
Uil per i successivi tre anni, ha inserito tra i "lavoratori addetti
alla vigilanza o a mansioni assistenziali o a mansioni ausiliarie a
quelle del portiere" la figura dell’assistente familiare, che svolge
compiti relativi all’assistenza ai bambini, agli anziani non
autosufficienti e, più in generale, alla vita familiare dei condòmini.
Responsabilità diretta del territorio
Questa nuova figura professionale comincia a dare risposte concrete
ai bisogni di assistenza dei cittadini, integrando l’assistenza sociale e
sanitaria e responsabilizzando il territorio. In una società sempre più
vecchia e più liquida (nel senso sociologico di polverizzata nei
rapporti familiari e con una solitudine degli individui crescente),
rappresenta un sistema di micro-welfare agile e snello, che
progressivamente sostituirà l’ormai vecchio e malandato modello di
welfare, colmando un vuoto difficile da coprire per i normali servizi
territoriali, buono solo a generare oneri e disagi, che abitualmente
gravano unicamente sulle famiglie.
Al passo con l’Europa
Simili figure professionali, esistenti già da tempo in altri Paesi
europei, solo adesso cominciano ad essere conosciute e impiegate in
Italia. Superando la figura del portiere, chiuso nella sua guardiola a
controllare chi entra e chi esce, le badanti di condominio sono una
risposta creativa ai bisogni concreti della gente. Per alleggerire il
carico basta entrare in ascensore.

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