31 gennaio 2013

VIOLENTO' UNA STUDENTESSA EX MILITARE


L'Aquila, violentò una studentessa fuori da una discoteca: otto anni all'ex militare Tuccia

I fatti risalgono al febbraio 2012. Il pm aveva chiesto 14 anni, caduta l'accusa di tentato omicidio 

Il Tribunale de L'Aquila ha condannato a otto anni di carcere per violenza sessuale Francesco Tuccia, ex militare campano di stanza a L'Aquila. Caduta invece l'accusa di tentato omicidio. I fatti risalgono alla notte fra l'11 e il 12 febbraio 2012 quando una studentessa laziale fu trovata priva di sensi e in fin di vita fuori da una discoteca della città abruzzese. Il pm aveva chiesto 14 anni.La sentenza arriva poco meno di un anno dopo quella tragica notte. La giovane, dopo la violenza, fu lasciata esanime e insanguinata in mezzo alla neve del piazzale del locale e fu salvata dall'intervento di un buttafuori e ricoverata per alcune settimane all'ospedale dell'Aquila dove subì delicati interventi chirurgici.

L'udienza è stata celebrata a porte chiuse: in aula erano presenti sia la giovane studentessa che della violenza non ricorda nulla, ma che ancora porta i segni fisici e psicologici dello stupro, sia l'ex militare che qualche giorno dopo il fatto è stato arrestato e rinchiuso nel carcere di Teramo e attualmente è ai domiciliari. Fuori dal tribunale erano presenti un gruppo di rappresentanti di associazioni e centri anti violenza che hanno dato vita ad un sit-in con l'esposizione di striscioni contro la violenza nei confronti delle donne.

Il legale della vittima: "Otto anni non sono un'inezia" - "Rispetto la sentenza, otto anni non sono una inezi". L'avvocato Enrico Maria Gallinaro, legale della studentessa stuprata, commenta così la sentenza di condanna a otto anni per l'ex militare di stanza all'Aquila, Francesco Tuccia, nel corso del processo che si è svolto all'Aquila con rito immediato 

Fonte Tg Com

                                                                      

DOSSIER SATANISMO





                                 DOSSIER SATANISMO


"Fedina penale pulita. Nessun problema apparente. Famiglia tranquilla". E’ l’identikit fornito del ragazzo di Seriate ricomparso a Vercelli e nel cui monolocale sono stati trovati chiari segni di riti satanici.
Non entro nei meriti di un’inchiesta ancora aperta, e per la quale quindi la pista satanica resta una tra le tante da seguire, ma partendo proprio da queste caratteristiche tipiche del “classico bravo ragazzo”, decido, paradossalmente,  di seguirla quella pista. Convinto che mi porterà nel giusto posto sbagliato.

In Italia sono aumentati negli ultimi anni, in maniera impressionante le Sette ed i Movimenti pseudoreligiosi. Centinaia di questi sono addirittura registrati legalmente, con tanto di statuto e direttivo, ma la maggior parte vivono nella necessaria clandestinità, specialmente quando la stessa è garanzia primaria per l’accesso di nuovi adepti.

L’occultismo è forse la dottrina più praticata all’interno di questi circuiti che hanno sempre a capo di tutto una figura carismatica, un leader abile e forte, che il più delle volte nasconde i propri traffici ed i propri interessi, illegali, dietro pratiche che spaziano dallo spiritismo alla new age, dalle filosofie orientali al cattolicesimo, e riuscendo così ad intrufolarsi anche in quel mondo che simili realtà dovrebbe tenere ben lontane.

Basti pensare a certi movimenti pseudoreligiosi inseriti nella Chiesa ufficiale, spesso tollerati a fatica dalla stessa, ma mai ufficialmente repressi, che uniscono in pericolosi mix i dettami di Madre Teresa con quelli di Wanna Marchi, per avere un’idea precisa di quanto dico.

Ma dentro questo mondo di impostori e guaritori, preghiere e cornetti antimalocchio, levitazione del corpo e cervelli lievitati troppo, la forma più pericolosa, quella che ci riguarda molto da vicino, più di quanto non crediamo, è il Satanismo.

Di tipo Religioso, se scelto per andare contro la morale sociale e religiosa normalmente diffusa, o di tipo Acido, all’interno del quale l’uso massiccio di sostanze stupefacenti e lo stupro di donne e bambini diventa uno dei “riti” più praticati, anzi addirittura necessari per meglio aderire a tale follia.

Tanti, troppi i giovani che vengono agganciati da queste realtà. Giovani normali che davanti ai messaggi, sempre meno subliminali ma assai evidenti, che propongono solo ideali di ricchezza, successo, bellezza, nell’ordine del tutto e subito, si illudono, o vengono illusi, che solo nella distruzione di tutto quello che hanno e nella totale adesione al Male, potranno raggiungere simili obbiettivi.

Famiglia, Scuola, Chiesa, saranno realtà con cui tagliare i legami, in modo più o meno drastico ma sempre definitivo, seguendo un nichilismo votato all’autodistruzione.

Una generazione di deboli, manichini abilmente manipolati, rifugge il proprio mondo e si getta in questa dimensione, la cui lontananza da noi è sottile come sottile è il confine tra il bene ed il male.

casi più eclatanti ce li ritroviamo in prima pagina sui giornali. Ma sono questi i casi limite, quelli il cui ingranaggio, inceppatosi per puro sbaglio, ha svelato la parte più oscura e malata di questa società.

Allora e solo allora scopriamo che tre ragazzine di Chiavenna, amanti del nero, dopo aver deciso di rapire ed uccidere un bambino, indirizzano le proprie attenzioni verso una suora, suor Maria Laura Mainetti, massacrandola a colpi di pietra e dopo il crimine andando tranquille a mangiarsi un gelato. Tanto c’è Satana che le protegge.

Oppure, avendolo nominato, quando scopriamo i delitti delle sue Bestie, le bestie di Satana appunto, balordi nemmeno ventenni in grado di sotterrare una ragazza viva o di spingere i loro coetanei a suicidi ancora non ben quantificati. Né chiariti.

Ma non sono solo i ragazzi a trovare in questo mondo una risposta, benché sbagliata, al vuoto che li attanaglia.

Tanti anche gli adulti, che spesso, per motivi “importanti”, come la perdita improvvisa del lavoro o un grave lutto famigliare, cercano in queste realtà deviate una risposta, un po’ di conforto, quell’aiuto che, forse, altrove non trovano più. Internet ha permesso negli ultimi anni di facilitare i contatti con questi movimenti ma anche il reclutamento di nuovi praticanti, da sedurre ed agganciare con facile esche, gettate loro da finti venditori di felicità, che li condurranno dentro sette sempre più numericamente grandi.
Mentre le forze dell’ordine al fronte di crimini sempre più elevati e spesso “poco comprensibili” corrono ai ripari creando la Squadra Anti Sette, che si occupa di quei compiti una volta seguiti esclusivamente dalla Digos.

E mentre aprono quotidianamente pratiche sempre più in odore di zolfo, si trovano anche a fare i conti con una legge insufficiente. E facilmente manipolabile. D’altro canto un Avvocato del Diavolo sarà sempre disponibile a prestare i propri servizi. E sa benissimo, riuscendo a dimostrarlo in Tribunale, che anche il confine tra la libertà di pensiero ed il plagio è molto ma molto sottile.

Quanto basta per convincere vostro figlio che gli basta veramente poco per diventare subito bravo, bello e ricco.
Basta un sacrificio. Meglio se umano.
                                                                    

I DISABILI SONO IL 25 % DEI POVERI




I disabili sono il 25% dei poveri ma hanno lo 0,6% dei fondi 

Alla DGCS sono partiti i lavori per realizzare il primo Piano d’Azione sulla Disabilità della storia della cooperazione italiana. Centocinquanta addetti ai lavori impegnati in quattro tavoli
Le persone con disabilità, nel mondo, sono poco meno di un miliardo. L’82% di essi vive in un paese in via di sviluppo. Queste 800 milioni di persone con disabilità che vivono nei PVS rappresentano, in sostanza, circa un quarto dei più poveri al mondo. Eppure la cooperazione allo sviluppo dei disabili non si occupa granché: una ricerca ha rilevato che in Europa solo una quota fra il 2% e il 5% dei fondi stanziati per la cooperazione allo sviluppo è destinata a progetti esplicitamente rivolti ai disabili. In Italia esistono ong che si dedicano soprattutto a loro, come la ong della Fondazione don Carlo Gnocchi, ma guardano i fondi pubblici della DGCS si deve dire che le cose vanno anche peggio, visto che l’unico rapporto ufficiale esistente in materia ha contato fra il 2000 e il 2008 solamente 51 progetti con riferimento esplicito alla disabilità, per cui la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del MAE ha dato un po’ meno di 38 milioni di euro, pari allo 0,6% delle risorse a dono erogate in quel periodo. Le cose però stanno per cambiare.
Alla DGCS sono infatti partiti i lavori per realizzare il primo Piano d’Azione sulla Disabilità della storia della cooperazione italiana, previsto peraltro dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. La prima bozza del Piano, a cui hanno lavorato i tecnici del Mae insieme ai rappresentanti della rete RIDS-Rete Italiana Disabilità e Sviluppo (composta da Aifo, Fish, Dpi, EducAid) è stata presentata a esperti ed associazioni lo scorso 14 gennaio. Per Giampiero Griffo, membro del consiglio mondiale di Disabled People’s International (DPI) e uno dei massimi esperti di cooperazione e disabilità, è un grande passo in avanti: «L’Italia lavora già da molti anni in questo settore, con esperienze molto positive ad esempio in Tunisia, Cina, Kosovo, ma non ha mai avuto un piano. Con il Piano avremo obiettivi condivisi, non solo una generica azione di sensibilizzazione: sarà qualcosa di vincolante per il nuovo governo».
Nella bozza, improntata alla filosofia del twin track approach (cioè della necessità da un lato di aumentare i progetti di cooperazione allo sviluppo che hanno le persone con disabilità come focus specifico ma dall’altro di fare della disabilità un tema trasversale a tutti i progetti), si parla di «stabilire una quota di finanziamenti per le iniziative specificamente riservate alle persone con disabilità», della «creazione di un accomodation fund» per questo, di «prevedere un criterio di preferenzialità per i progetti accessibili alle persone con disabilità», mentre di dice senza giri di parole che fino ad oggi nella realizzazione dei progetti di cooperazione, ad esempio nella ricostruzione dopo un terremoto, il tema “accessibilità” è stato «trascurato e/o sottovalutato».
I lavori proseguiranno attraverso quattro gruppi di lavoro, a cui si sono iscritti già oltre 150 partecipanti. «Lavoreremo sull’accessibilità», anticipa Cira Solimene, direttore operativo Uildm. «Non abbiamo compentenza specifica nella cooperazione, ma certamente sui contenuti possiamo dare il nostro contributo». L’obiettivo? Arrivare a elaborare entro la primavera la bozza definitiva del Piano, da consegnare al Ministro e da presentare poi in un grande convegno internazionale.
                                                                         

FRANCIA VIETA LA PILLOLA DIANE

        

Pillole contraccettive: la Francia vieta la vendita della pillola Diane 

L'Agenzia nazionale di sicurezza del farmaco (ANSM) ha annunciato oggi il divieto di vendita in Francia della pillola anticoncezionale e anti-acne Diane 35 perché accresce i rischi di trombosi e di embolia polmonare. In Italia sono circa 250'000 le donne che assumono il prodotto, fabbricato dalla Bayer. La sospensione prenderà effetto fra tre mesi e riguarderà anche i farmaci generici corrispondenti.
Stando a quanto precisato dal direttore dell’agenzia, Dominique Maraninchi, il prodotto è stato autorizzato per il trattamento dell’acne, ma i medici la prescrivono come contraccettivo perchè arresta l’ovulazione. Negli ultimi 25 anni, quattro donne sono morte per trombosi causate dalla Diane-35, secondo l’agenzia.
In attesa della sospensione, le donne che prendono questa pillola non dovranno interrompere il trattamento, ha spiegato l'ANSM, ma dovranno consultare il loro medico. Alla luce di tale notizia, Giovanni D'Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, chiede all'Agenzia Italiana per il farmaco (AIFA) di fare altrettanto anche perché in Italia la pillola in questione é disponibile previa prescrizione sotto i marchi di Diane 35, Minerva e nella versione non di marca sotto il nome di Ciproterone acetato / Etinilestradiolo ed invita tutte le donne che la prendono a ricorrere sempre alla supervisione di un medico in caso di utilizzo
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PSICOANALISI E SURREALISMO

  

PSICOANALISI E SURREALISMO 

Partendo dalle associazioni automatiche che Freud aveva usato in analisi per interpretare i sogni, si cercò di liberare l’inconscio attraverso l’automatismo nell’arte. I surrealisti tentavano di contattare l’inconscio e di farlo esprimere direttamente, senza l’intermediazione delle categorie culturali, estetiche, sociali, morali convenzionali. ?

Non ci posso credere…

Una donna thailandese,Duangchanok Wangwitthayaskul,stava tentando da tempo di avere dei figli, ma ha incontrato diverse difficoltà ed alla fine ha dovuto sottoporsi ad una cura per la fertilità, dopo la quale è rimasta incinta di sei gemelli, nati lo scorso maggio: si tratta di uno dei parti plurigemellari più numerosi del paese asiatico.Quel che colpisce è la scelta dei nomi: la coppia ha infatti chiamato i figli con i nomi delle sei marche automobilistiche da loro preferite: Audi, Fortune (Toyota Fortuner), Porsche, Mini, Volkswagen e Fiat.

UCCIDE PER ERRORE MAGJORETTE DI 15 ANNI




Usa: gang uccide per errore 'majorette' 15enne dopo sfilata per Obama 

Una delle majorette che aveva sfilato a Washington il giorno del giuramento di Barack Obama, e' morta, probabilmente vittima di uno scontro tra bande rivali a Chicago. Hadiya Pendleton, 15 anni appena, era con un gruppo di coetanei in un parco della citta', in un quartiere non degradato, a poche centinaia di metri dalla casa in Illinois del presidente. La ragazzina si stava riparando dalla pioggia sotto un gazebo insieme a un gruppo di amici quando un uomo, o forse un ragazzo, ha saltato una recinzione, e' corso verso il gruppo e ha sparato, per poi fuggire su un'auto. Per la giovane, raggiunta alle spalle, non c'e' stato nulla da fare: e' stata portata in ospedale, insieme a un amico colpito a una gamba, ma non c'e' stato nulla da fare. La ragazzina era una delle componenti del King College Prep High School Band, con il quale aveva partecipato a vari eventi il giorno dell'inaugurazione del secondo mandato, a Washington DC.
  Secondo la polizia, non faceva parte di alcuna banda e non era l'obiettivo dell'agguato; ma nel gruppo di adolescenti con lei, c'era qualche giovane malavitoso.


                                                                             

BIMBO AUTISTICO DI 6 ANNI PRIGIONIERO




Usa: Alabama, bimbo autistico di 6 anni prigioniero di un folle in bunker 

E' da ore in una situazione di stallo la crisi in una cittadina dell'Alabama, in Usa, dove un folle ha preso in ostaggio un bimbo di 6 anni, dopo aver ucciso l'autista dello scuolabus su cui viaggiava, e lo tiene recluso in un bunker sotterraneo da lui stesso scavato. Secondo fonti della sicurezza, il bimbo e' autistico e ha bisogno di cure: un farmaco gli sarebbe stato fatto recapitare. Sul posto, che e' stato evacuato, oltre ai negoziatori, c'e' una moltitudine di forze dell'ordine, compresi uomini delle forze speciali, un team dell'Fbi ed esperti d'esplosivo. Intanto, sono emersi dettagli sul sequestratore, Jimmy Lee Dykes, 65 anni: e' un veterano della guerra del Vietnam, con idee anti-americani e che ha legami con i movimenti anti-governativi; e non ha alcuna relazione con il suo piccolo ostaggio. Era stato arrestato il 22 dicembre 2012, dopo aver minacciato una persona con una pistola; e avrebbe dovuto presentarsi in tribunale oggi, proprio in relazione al suo arresto. Il negoziato e' andato avanti per tutta la notte, tramite un tubo in Pvc, ma finora nulla di nuovo. Tutto e' cominciato ieri, martedi', a meta' pomeriggio. Il racconto delle concitate fasi del sequestro e' stato fatto dagli altri bambini: l'uomo e' salito sull'autobus e ha afferrato il piccolo. Poi ha esploso quattro colpi d'arma da fuoco contro il conducente, ha urlato agli altri bambini di scendere ed e' scappato con il bambino. Un vicino dell'aggressore ha raccontato che l'uomo aveva inizialmente preso in ostaggio due piccoli, ma uno e' svenuto e l'aggressore e' scappato con l'altro. Sempre secondo la sua testimonianza, l'uomo vive da due anni nella zona e aveva cominciato a costruire il bunker appena dopo essersi trasferito nella sua abitazione. "Mi e' stato descritto come un bunker sotterraneo", ha spiegato il procuratore Woodrow Hilbdt, "una sorta di posto in cui rifugiarsi in caso di tornado".
                                                                               

30 gennaio 2013

PATENTI ANCHE AI MINORENNI LE NUOVE REGOLE




Patenti: al via le nuove regole, punti decurtati anche ai minorenni 

Nuove patenti di guida: dal 19 gennaio è in vigore una nuova disciplina che ridisegna le regole per ottenerle. Più categorie di patenti, abolito il patentino per i motorini, decurtazione dei punti anche ai minorenni in caso di infrazione.
Queste alcune delle novità introdotte da due direttive europee - la 2006/126 e la 2009/113 - recepite nel nostro ordinamento con il decreto legislativo 59/2011 con l'obiettivo di migliorare il livello di sicurezza stradale e la formazione dei conducenti, oltre che di armonizzare e facilitare la libera circolazione di merci e persone in Europa.
Come si legge sul comunicato del Viminale, le Patenti europee saranno, quindi, uguali per tutti i cittadini europei, in formato card, con la foto digitale del conducente. Oltre alle patenti rinnovate le nuove disposizioni introducono pene più severe e la scadenza che coinciderà, per la guida di ciclomotori, moto e autovetture, con il compleanno del titolare. 
Non cambia nulla per coloro che la patente ce l'hanno già, mentre tutti gli altri dovranno scegliere tra nuovi tipi di licenze, che passano da 9 a 15, con sottocategorie che consentono di guidare solo una parte dei veicoli inseriti nella categoria principale (la scheda )
Le precedenti categorie C e D vengono sostituite dalla C1 e dalla D1, conseguibili a 18 e 21 anni; per ottenere la C (camion) e la D (autobus) occorre avere rispettivamente 21 e 24 anni. La patente B1 consente la guida di microcar con massa superiore a 400 kg ed è conseguibile a 16 anni. Per i minorenni viene introdotta la nuova categoria AM, per motorini e microcar, che rimpiazza il Certificato di idoneità guida ciclomotore, il cosiddetto Patentino. La AM potrà essere presa a 14 anni sostenendo un esame identico a quello per la patente A. Anche ai possessori di patente AM verranno tolti i punti per le infrazioni che lo prevedono; nei casi di sospensione della licenza di guida, dovranno sottoporsi alla revisione. La A1 per le moto 125 di cilindrata si può prendere a 16 anni mentre la nuova A2 a 18 e consente di guidare moto fino a 35 kw. Per avere la A 'principale', per la guida di tutte le moto senza limitazioni, occorrono almeno 20 anni ma solo se si ha la A2 da almeno 2 anni, altrimenti occorrono 24 anni.
                                                                        

AMICI DELLA ZIZZI TESSERAMENTO 2013


 TESSERAMENTO  2013


Essere "Amici della Zizzi" non significa solo simpatizzare per una delle tante Associazioni nazionali esistenti, significa piuttosto credere nel valore di certi principi ed essere parte di un cambiamento, fautori di ideali, promotori dell'affido.
Significa credere che insieme possiamo farcela a salvare tanti bambini dalla pedofilia, dall'abbandono, dal disinteressamento e spezzare una catena che li porterebbe inevitabilmente ad essere i delinquenti di domani. Possiamo pensarla diversamente in tema di Fede o di politica, avere una cultura diversa, ma ci ritroviamo tutti uniti sotto l'unica bandiera dell'Amore che porta il nome della Zizzi sotto la quale combattiamo per vedere tutelato il diritto di ciascun bambino ad avere una famiglia che lo ami e lo rispetti.
Per divenire Amico della Zizzi 2013 o rinnovare la tua Amicizia per noi puoi richiedere la tesserina ai nostri uffici di Piazza Cavour 6 a Livorno telefonando allo 0586.85.22.54 dalle 8:30 alle 14:30 o recandoti di persona oppure scrivendo ad info@zizzi.org. Il contributo da versare è libero in modo che chiunque possa essere Amico della Zizzi, Amico dei Bambini.

                                                                

STALKING DALL' AMORE ALL' OSSESSIONE

                                              
                                 STALKING  DALL' AMORE ALL'  OSSESSIONE


RAGUSA: un 42enne modicano finisce agli arresti domiciliari per stalking.
La storia è abbastanza comune, nei casi di reati persecutori come lo stalking, l'uomo viene lasciato, ma cerca di recuperare il rapporto con la ex fidanzata e comincia a cercarla in continuazione, senza darsi pace per essere stato "mollato". Anzi, i continui rifiuti della donna che non vuole ricominciare la relazione, portano l'uomo a perseguitarla: le telefonate e i messaggi si fanno sempre più insistenti e avvengono anche di notte.
Ora la segue, le fa dei veri e propri blitz quando esce con gli amici, tanto che lei se lo ritrova all'improvviso nei locali che frequenta o peggio sotto casa. La vita della donna comincia a diventare difficile, dapprima l’ansia di ritrovarsi l’ex fidanzato davanti, poi la paura di subire molestie e lesioni, la portano ad evitare di uscire di casa e compromettere la vita personale e lavorativa.
Finchè, quando la situazione si fa insostenibile, la donna decide di rivolgersi alla Polizia. Iniziano allora le indagini della Squadra mobile. Gli agenti scoprono che l’uomo ha una condotta da “persecutore” e riescono ad ottenere dal Gip la misura cautelare degli arresti domiciliari.

Lo stalking, distrugge la vita delle persone, perché le priva della libertà e incide su molti aspetti, come il lavoro e le relazioni sociali.
Lo stalker non riesce a stabilire una relazione sana con una persona, non capisce quando è troppo invadente e non accetta risposte negative.
Dalle molestie, spesso si arriva alle minacce e alle lesioni e, nei casi più gravi all’uccisione della vittima. Non bisogna mai sottovalutare queste situazioni, è sempre meglio informare la Polizia, gli operatori sapranno consigliare la vittima e dare aiuto non solo legale.

MARA VENIER UNO STALKER ERA SUL PUNTO

            


       

MARA VENIER CHOC: "UNO STALKER
ERA SUL PUNTO DI UCCIDERMI" -FOTO 

ROMA - "Ero una ragazzina, senza punti di riferimento, senza lavoro, senza soldi e con due figli piccoli. Ho avuto paura", una love story difficile nel passato di Mara Venier: "Ero poco più che ventenne - ha dichiarato a "Chi" - e l'uomo con cui ho avuto una breve relazione non accettava che l'avessi lasciato. Mi ha picchiato più volte, finchè è arrivato al punto di uccidere. Eppure non ho mai avuto il coraggio di denunciarlo".
La paura era grande ("Avevo paura che, una volta libero, tornasse da me e mi ammazzasse.. Non c'era ancora una legge sullo stalking allora e noi donne o ci aiutavamo fra noi o non ci aiutava nessuno. Mi ero confidata con qualche amica, niente di più"), e tutto finì per un caso: "Non grazie a me. Un giorno lo beccarono sul pianerottolo di casa mia col coltello. E anche li fui tentata di scagionarlo. Quando hai subito delle violenze psicologiche ti rimangono nella testa".
                                                

DONNA DA FUOCO ALL' AMANTE CHE LA PICCHIAVA




Donna dà fuoco all’amante che la picchiava, stuprava ed umiliava davanti ai figli 

La cronaca segnala l’ennesimo omicidio che ha posto fine a ripetuti e frequenti episodi di stalking perpetrati da un uomo nei confronti della sua compagna. Solo che questa volta la “questione” si è conclusa in modo diverso dal solito ed a soccombere è stato l’uomo, non la vittima delle sue violenze. La cronaca è semplicemente raccapricciante: “Non solo le frustate e il corpo della donna cosparso di benzina minacciandola di darle fuoco. Ma anche violenza brutale e abusi sessuali dinanzi ai figli. Una storia che diveniva ogni giorno sempre più drammatica ed i particolari che filtrano dallo stretto riserbo degli investigatori sono giorno dopo giorno più inquietanti. Dora Buongiorno, 43 anni, contadina di Carovigno, secondo l’accusa, ha ammazzato il suo amante Damiano De Fazio, 51 anni, nativo di Francavilla Fontana, residente a Brindisi, perché non ce la faceva più a sopportare botte, vessazioni ed umiliazioni. La donna era continuamente tormentata dal suo amante che si rifiutava di lasciarla come le chiedeva la compagna, peraltro lasciata in balìa del suo persecutore nonostante lo avesse ripetutamente denunciato. Alla fine, non potendone più, per liberarsi lo ha ucciso ed è finita in carcere. Il fatto è accaduto nel brindisino circa un mese fa. I due avevano intrecciato da quindici anni una relazione, ma adesso la situazione stava precipitando. L’uomo, sposato da 30 anni con 5 figli; la donna, anche lei reduce da un matrimonio fallito con una figlia 18enne in affidamento. Poi un settimo figlio frutto della loro unione, tutti a lavorare in masseria. Lo scorso 26 dicembre, quasi a mezzanotte, approfittando dello stato di semincoscienza dell’amante stalker, la donna ha fatto a lui quello che tante volte lui aveva tentato di fare a lei: lo ha cosparso di benzina e gli ha dato fuoco. E’ morto senza riprendere conoscenza un paio di giorni dopo. Da allora la donna è rinchiusa in carcere.
Ci sembra importante segnalare questo episodio di stalking conclusosi in modo così drammatico e violento, come tanti altri del resto proposti da una cronaca pressoché quotidiana, sia per l’epilogo “inusuale”, perché questa volta l’uomo è stato “anticipato” dalla donna, sia perché ancora una volta si dimostra qualcosa che non riusciamo ad accettare, cioè che non ci sia altro modo di sottrarsi allo stalking se non facendosi ammazzare o ammazzando lo stalker. Le leggi ci sono, possibile che la vita delle persone non meriti la dovuta attenzione da parte di magistrati e forze dell’ordine per porre fine a questa piaga insopportabile? Possibile che quando si denunciano gli stalkers poi non succeda loro (quasi) mai niente?  In tutto questo le Forze dell’Ordine fanno quello che possono, ma spesso hanno le mani legate da una magistratura che interpreta la legge in modo oltremodo tollerante e permissivo. Troppi stalker sono lasciati a piede libero liberi di continuare a perseguitare le loro vittime, per troppi casi di stalking l’unica soluzione apparentemente praticabile è l’omicidio. L’allarme e l’impatto sulla società sono catastrofici. Lungi da noi l’idea di voler giustificare la donna assassina, resta però che se a Brindisi i due fossero stati “separati”, adesso non ci sarebbero 7 orfani, un morto ed una donna che ha dovuto optare per una soluzione tragica per sottrarsi a violenze ed a pratiche umilianti davanti ai figli: la morte per l’amante, il carcere per lei. Fino a quando magistrati che tanto tempo trovano per le loro farneticanti esternazioni sui media dedicheranno un po’ della loro attenzione a questo problema, applicando le leggi secondo giudizio e giustizia, per porre fine a questa carneficina? Anche perché il sospetto che si applichino i classici due pesi e due misure sono legittimi e fondati. Lo scorso 10 dicembre, è stata arrestata e tradotta in carcere la stalker che da anni perseguitava il noto dj e presentatore Francesco Facchinetti. Nel disporne l’arresto la procura di Como ha così motivato il provvedimento restrittivo :”(omissis) alla donna è stato notificato il reato di stalking, introdotto nell’ordinamento italiano da appena tre anni, perché con condotte reiterate ed in particolare con l’invio di innumerevoli missive dal contenuto molesto e volgare molestava Francesco Facchinetti in modo da cagionargli un perdurante grave stato d’ansia”. La domanda è: ma perché non fanno sempre così? Oppure questo vale solo se i perseguitati sono i vip o gli stalkers delle donne? La donna stalker sta in galera per aver cagionato uno “stato d’ansia”, poi stalker uomini vengono lasciati in circolazione pure quando all’ansia si sostituiscono il terrore, le violenze fisiche e psichiche, gli stupri sino ad arrivare a consentire ai persecutore di sopprimere le loro vittime. Possibile che mai a nessuno nella torre d’avorio in cui si arroccano i magistrati venga in mente che in tutto questo ci sia qualcosa che non fila?

                                                                                    

29 gennaio 2013

MADRE DI 2 BIMBI STUPRATA IN MEZZO LA STRADA




Mestre, madre di due bimbi stuprata in mezzo alla strada per una notte intera

Una 35enne viene avvicinata da un uomo alla stazione che la minaccia con un taglierino e la stupra tre volte 

Minacciata con un taglierino, violentata e umiliata per ore da un uomo. Questa la terribile sorte di una 35enne residente nel Portogruarese, madre di due bambini, di 8 e 10 anni. Sabato notte ha raccontato tutto alla polizia. Da oggi la donna starà per qualche giorno in una comunità indicata dal Centro antiviolenza, perché ha paura che quell'orco, che ha denunciato, la possa trovare e identificare.

Violentata tre volte in una notte - La donna ha deciso di rendere pubblica la sua storia attraverso il Gazzettino Veneto per aiutare altre come lei. Tutto comincia sabato notte dopo una discussione in famiglia. La vittima prende un treno e se ne va a Mestre. Verso le 22 viene avvicinata da un uomo distinto, educato, di origine rumena con cui prosegue il viaggio verso Venezia. Dopo ore di normale conversazione, verso le tre, alla rimessa delle bici di piazzale Roma scatta la violenza. Minacciandola con un taglierino alla gola la stupra tre volte. 
 
Il medico che l'ha curata: "Non si preoccupi, passerà" 
 - Durante la violenza lei racconta di aver preso il cellulare dell'aguzzino e di essersi riuscita a fare uno squillo. Insieme tornano a Mestre e alla vista di una volante della polizia l'uomo la minaccia: "Ti trovo e ti ammazzo se dici qualcosa". La vittima però decide lo stesso di andare alla polizia che prima la porta in ospedale e poi cerca di rintracciare il presunto aggressore attraverso il numero di cellulare. La donna viene invece curata da un medico che la dimette con 35 giorni di prognosi non prima di averla rassicurata: "Passerà tutto". "Ma come si fa a dire una cosa del genere?", si domanda la madre vittima della violenza. 

Fonte Tg Com
                                                                         

UOMO HA MANGIATO DI FAME I SUOI FIGLI




            

Voci di cannibalismo in Corea del nord

Un uomo sarebbe stato condannato a morte per aver ucciso e mangiato per fame i suoi due figli 

Genitori che mangiano i loro figli, nonni che mangiano i cadaveri dei loro nipoti e il tutto a causa della situazione di fame estrema in cui si trova il paese. La carestia è stata scatenata dalle tensioni con la Corea del Sud  per il nuovo programma missilistico

Cannibalismo in Corea del Nord. L'accusa non è nuova è stata riportata in passato da giornali coreani e da organizzazioni come Medici Senza Frontiere ma questa volta le informazioni provengono dagli stessi nord-coreani.
Ha denunciare la vicenda, il Sunday Times che parla di una condanna a morte per un uomo che avrebbe ucciso e mangiato i suoi due figli per fame. Secondo quanto riportato dal giornale britannico - che cita come fonte un giornalista nordcoreano di AsiaPress, sono almeno diecimila le vittime dell'ultima carestia.
Già perché questa non è la prima. Negli anni novanta, morirono almeno 2milioni di persone a causa della carestia provocata dalla follia militaristica di Kim Jong,  padre dell’attuale dittatore coreano. Si tratterebbe quindi  ancora una volta di casi drammatici di fame estrema e si teme che il cannibalismo sia ormai diffuso in tutto il paese.
Il caso dell’uomo condannato a morte non sarebbe infatti l’unico, altri rapporti parlano di un nonno che ha scavato nella terra per recuperare il cadavere del nipote e mangiarlo e di un altro uomo che avrebbe bollito e mangiato la figlia.
A causare questa nuova ondata di carestia le tensioni tra la Corea del Nord e la Corea del sud, scatenate dalla decisione di Kim Jong-un di rilanciare la riforma valutaria del padre e il suo programma missilistico. Invece di provvedere ad un risanamento dell’economia il governo non ha fatto altro che investire soldi provenienti dagli aiuti umanitari e dallo sfruttamento delle miniere di carbone in armi e programmi nucleari. Per queste stesse decisioni  le Nazioni Unite hanno approvato nuove e più pesanti sanzioni contro il regime e i suoi abitanti.
                                    Fonte Tg Com                    

PENSIONATI E DISABILI LASCIATI AL SUO DESTINO






Sociale, Cgil: “In 5 anni lo Stato ha tagliato il 75% dei fondi. E’ l’anno zero”

Indagine dello Spi (il sindacato dei pensionati con più iscritti). Lo stanziamento per le politiche sociali ha subìto una decurtazione facendo passare la cifra da 923 a 70 milioni. La segretaria Cantone: "Le fasce più deboli sono state letteralmente abbandonate al proprio destino" 

I Fondi nazionali per gli interventi sociali hanno perso negli ultimi 5 anni il 75% delle risorse complessivamente stanziate dallo Stato. E’ quanto emerge da un’indagine dello Spi Cgil sul welfare nel Paese, sulla base della quale il Fondo per le politiche sociali – che costituisce la principale fonte di finanziamento statale degli interventi di assistenza alle persone e alle famiglie – ha subito la decurtazione più significativa, passando da una dotazione di 923,3 milioni di euro a quella di 69,95 milioni. “Siamo all’anno zero del welfare pubblico” denuncia la segretaria dello Spi Carla Cantone.
Il Fondo per la non autosufficienza, la cui dotazione finanziaria nel 2010 era di 400 milioni di euro, sempre secondo l’indagine del sindacato dei pensionati, invece, è stato del tutto eliminato dal governo Berlusconi e non è stato rifinanziato dal governo Monti “nonostante le reiterate promesse in tal senso”. Ulteriori decurtazioni di risorse, prosegue lo Spi, sono state apportate al Fondo per le politiche della famiglia (da 185,3 milioni a 31,99 milioni) e a quello per le politiche giovanili (da 94,1 milioni a 8,18 milioni).
La situazione non migliora a livello locale: nei Comuni italiani si è infatti registrata una diminuzione della spesa per i servizi sociali in senso stretto nel 2012 del 3,6%. Del 6,8% è stata invece la diminuzione di risorse stanziate per il welfare allargato (servizi sociali, istruzione, sport e tempo libero), con punte dell’11% rilevate in diverse zone del Mezzogiorno. Più contenuta è stata la riduzione a carico delle spese per l’amministrazione generale (auto-amministrazione, costi della politica), che si è attestata al 2,9%. Le entrate tributarie, sottolinea infine lo Spi, sempre nel 2012 sono però aumentate del 9,5%.
”Ormai siamo davvero all’anno zero del welfare pubblico – afferma la Cantone – con un continuo taglio di risorse che sta privando dei servizi di assistenza le fasce più deboli del Paese, che in questo modo sono state letteralmente abbandonate al proprio destino”. “E’ bene che la politica – continua la sindacalista – si affretti ad intervenire ed è per questo che secondo noi il welfare deve essere messo al centro della campagna elettorale e del programma di governo di tutti i candidati”. “Nessuno finora ha detto ancora niente in merito – conclude Cantone – e non vorremmo che si perdesse ancora una volta l’occasione per risolvere una questione che tocca da vicino i bisogni delle persone”.
                                                                        

DISABILITA' NUOVO ATTACCO DIRITTO AL LAVORO







  

Disabilità: nuovo attacco al diritto al lavoro 

 Il Ministero del Lavoro ha dunque licenziato la bozza di decreto che dovrebbe rivedere le disposizioni sui cosiddetti esoneri parziali per le aziende obbligate all’assunzione dei lavoratori con disabilità.

Quella dell’esonero parziale è un’opportunità ammessa dalla Legge 68/1999, in casi eccezionali e che consente alle aziende, in particolari situazioni, di essere parzialmente sollevate dagli obblighi di assunzione, a fronte di versamenti onerosi nemmeno troppo gravosi.
Purtroppo, negli anni, per questa opportunità le maglie sono state sempre più larghe, nonostante le reiterate proteste delle associazioni e del sindacato.
Dal nuovo decreto ci si attendeva che vi fosse un deciso intervento restrittivo e di buon senso per restituire posti di lavoro e un impiego dignitoso a migliaia di persone con disabilità.
Purtroppo il testo del decreto che verrà sottoposto il 24 gennaio alla Conferenza Stato Regioni tradisce ampiamente queste aspettative.
Il testo del decreto allarga ancora le maglie degli esoneri parziali, consente nuove e più ampie scappatoie, beffando le aspettative delle migliaia di persone con disabilità escluse dal mondo del lavoro”. Così, molto duramente, commenta Pietro Barbieri, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, dopo la lettura del decreto.
Chiediamo alla Conferenza Stato Regioni, chiamata ad esprimere un parere vincolante sullo schema di decreto, di respingere il documento e di chiederne una nuova e più garantista stesura. Anche alle Regioni conviene contare su Cittadini inclusi al lavoro, anziché persone discriminate da affidare ai servizi sociali per interventi tristemente riparatori”.


                                                                              

ABUSI SULLA FIGLIA DI 5 ANNI GROSSETO


"Abusi sessuali sulla figlia di 5 anni".
Accusato il padre che è stato arrestato.
Blitz nell’abitazione insieme a un’ambulanza del '118'.

L’ACCUSA è gravissima: atti sessuali con minorenne. Ma ancor più gravi, se tutto ciò dovesse essere confermato, sarebbero le conseguenze fisiche e psicologiche di chi li ha subiti: una bambina di cinque anni che avrebbe trovato tra le mura di casa il suo orco. Una persona che, invece, dalla quale si sarebbe dovuta attendere solo affetto e protezione: il padre.

Il padre è un uomo di 40 anni di nazionalità straniera, la famiglia — pare — una di quelle che vive dovendo affrontare gravi disagi economici e sociali. O, almeno, è questo l’ambiente che si sono trovati di fronte sia il personale del «118» sia i carabinieri che sono dovuti intervenire per arrestare l’uomo sul quale pende l’accusa. Stamani, in tribunale, dovrebbe esserci l’udienza per la convalida dell’arresto.

L’INTERVENTO dei carabinieri è arrivato nel tardo pomeriggio di sabato. I militari sono arrivati in un’abitazione cittadina in seguito a una segnalazione di qualcuno — pare — vicino a quell’ambiente familiare. Non è stato un intervento semplice, né per la situazione ambientale né, soprattutto, per il tipo di reato che si doveva accertare. Insieme a quello dei carabinieri si è reso necessario l’intervento del personale del «118» che ha preso in cura la bambina effettuando i primi controlli sul suo stato di salute, prima di portarla nel reparto di Pediatria per ulteriori accertamenti.

L’uomo, invece, è stato prelevato dai militari e poi trasferito in una cella del carcere di via Saffi in attesa della decisione del Gip sulla convalida del provvedimento di arresto.

SI TRATTA di una storia che dovrà essere verificata con un lavoro che richiederà molta delicatezza e professionalità, perché in gioco ci sono accuse pesantissime che potrebbero cambiare di netto la vita di un padre e — soprattutto — una situazione che può avere conseguenze molto profonde sulla crescita di una bambina di soli cinque anni che, nel caso fosse accertato che ha dovuto subire certe malate attenzioni sessuali, avrà assolutamente bisogno di essere seguita con grande delicatezza dagli esperti. Già stamani, in ogni caso, se il fascicolo come sembra dovesse arrivare sul tavolo del Gip, potrebbero emergere nuovi elementi in grado di definire i contorni della vicenda con maggiore precisione.

                                                                              

GARANTIRE PIÙ SICUREZZA E TUTELA DEL DISABILE



 GARANTIRE PIÙ SICUREZZA E TUTELA DEL DISABILE  

Tanto non serve a niente e la realtà è sempre più dura.....? Sono le domande che tutti ci siamo posti, in questi giorni. Per stanchezza, per delusione, per paura di fronte agli effetti della crisi, che colpisce in tutto il mondo sociale.

Eppure no, non sono d'accordo. Sarò un inguaribile ottimista, ma sono convinto che le parole servono, che i momenti di riflessione aiutano a prendere la giusta direzione per vincere. Solo il silenzio può renderci davvero Invisibili. Parlarne in  modo serio è importante, perché solo la condivisione aiuta a cambiare la cultura attorno, a uscire dall'invisibilità e dal pregiudizio. E ognuno di noi, volendo, può sforzarsi di non essere banale o ripetitivo. Portando qui il proprio contributo, con un pensiero, un'idea, una proposta, un ricordo.
Nel nostro Paese gran parte dell'intervento pubblico in favore delle persone con disabilità si caratterizza per le misure di sostegno economico, ma l'Italia spende poco rispetto agli altri,paesi della comunità Europea. Da noi la disabilità è soprattutto un problema di assistenza, a differenza di altri Paesi che hanno adeguato anche gli strumenti normativi puntando sulle pari opportunità, l'uguaglianza, l'eliminazione delle discriminazioni . Quando le leggi ci sono, il loro livello di attuazione è spesso inadeguato. L'Italia è indietro rispetto agli altri Paesi riguardo all'inserimento lavorativo delle persone con disabilità.
Nelle nostre città italiane sono ancora presenti tante barriere architettoniche, malgrado le leggi che ne impongono l'eliminazione.
È necessario, perciò, insistere contemporaneamente nell'opera d'informazione e in quella di sensibilizzazione, allo scopo di ridurre le vere barriere, quelle psicologiche, che mantengono lo stato di emarginazione sociale, civile e lavorativa dei soggetti disabili.
Tener conto del problema in fase di progettazione non comporta quasi mai costi aggiuntivi rispetto alla realizzazione di strutture con barriere.
L'intervento successivo, quello per la loro eliminazione, implica, invece, costi aggiuntivi e i risultati spesso risultano insoddisfacenti.
L'eliminazione delle barriere architettoniche è un diritto del cittadino sancito dalla Costituzione. Non solo i disabili, ma anche le famiglie si trovano sempre più spesso da sole ad affrontare i problemi quotidiani e ciò contribuisce alla chiusura, alla consapevolezza che nessuno può o vuole fare niente
Le leggi esistono ma non vengono rispettate. Non è possibile che siano loro a doversi adeguare al paese e non il paese a loro. Anche nella legge di stabilità si continua a parlare di fondi erogati a loro favore, di agevolazioni fiscali, sussidi, ma sono solo parole, di fatto finiscono nel dimenticatoio. I disabili non sono forse cittadini con gli stessi diritti? Nel loro piccolo, chiedono solamente di essere ascoltati e non si può fare finta di non vederli! Ma purtroppo, manca ancora la sensibilità e una reale coscienza di quelli che dovrebbero essere i diritti di cittadinanza di una persona con disabilità.
 Lo stato e gli stati tutti dovrebbero garantire più' sicurezza e tutela del disabile. Tutti i cittadini dovrebbero manifestare le problematiche del malato disabile anche chi non e' disabile e chi ancora il problema non lo coinvolge in prima persona, se ogni qualvolta la gente sana reclamasse di più' i diritti del disabile non farebbe altro che il suo dovere di cittadino che chiede nient'altro che ciò' che dai tempi della costituzione stabiliscono le leggi venga rispettato. Insomma la legge a favore del disabile esiste ma spesso la si ignora. Ignorare ed essere ignoranti fino al punto di non capire chi malato chiede i suoi diritti e' un errore grande. Oggi che le auto circolano con il cartellino del disabile pare che ci siano tanti disabili e molti di più' di quanto si potesse pensare. Sono tantissimi i disabili e coloro che nell'arco dell'intera esistenza finiscono per avere problemi di disabilità. Il problema riguarda tutti nessuno escluso però' a quanto pare il disabile per farsi sentire deve alzare la voce.
                                                                            

LE SEGNALAZIONE NEI CASI DI ABUSO



Gli abusi sui minori 

Si definisce “abuso” ogni atto omissivo o autoritario che metta in pericolo o danneggi la salute o lo sviluppo emotivo di un bambino, compresa la violenza fisica e le punizioni corporali irragionevolmente severe, gli atti sessuali, lo sfruttamento in ambito lavorativo e il mancato rispetto dell’emotività del fanciullo 

In particolare, “abuso sessuale” il coinvolgimento di bambini e adolescenti in attività sessuali che essi non comprendono ancora completamente, alle quali non sono in grado di acconsentire con piena consapevolezza o che sono tali da violare i tabù di una particolare società (dal V Congresso internazionale sull’infanzia maltrattata e abbandonata – Montreal, 1984). Si parla di abuso sul piano fisico, sessuale, psicologico o emotivo, quest’ultimo è sempre presente. Infatti ogni forma di maltrattamento implica un coinvolgimento emotivo cui conseguono postumi sia immediati che permanenti.


IL MALTRATTAMENTO

Si parla di abuso fisico o di maltrattamento fisico quando i genitori o le persone legalmente responsabili del bambino eseguono o permettono che si eseguano lesioni fisiche, o mettono i bambini in condizione di rischiare lesioni fisiche.
Ovviamente queste lesioni possono essere di natura e gravità diversa e in base alla necessità o meno di un ricovero in ospedale o in reparto di rianimazione, possono essere distinti in lievi, moderate, severe.


LA VIOLENZA SESSUALE SUI MINORI

La violenza sessuale sui bambini all’interno della famiglia è più diffusa di quanto si creda.
Secondo i dati Censis ogni anno vi è 1 caso di abuso circa ogni 400 bambini per due terzi si tratta di abusi sessuali che avvengono tra le mura domestiche ad opera di famigliari o conoscenti; incide sulla possibilità di un rilevamento attendibile di tali reati, la tendenza della vittima a nascondere la violenza.
Il particolare contesto in cui la violenza si consuma, infatti, condiziona fortemente le possibilità della vittima di ribellarsi o di denunciare l’aggressore: l’omertà familiare, la vergogna, i sensi di colpa e più o meno impliciti ricatti affettivi, favoriscono il segreto e, così, l’accrescere del numero oscuro.

Le diverse condotte delittuose riconducibili all’abuso sessuale intrafamiliare punite dalla Legge italiana sono:


  • violenza sessuale
  • incesto (congiunzione carnale/relazione tra consanguinei)
  • esibizionismo
  • sfruttamento della prostituzione minorile
  • pornografia minorile

Questi ultimi due reati, accanto al fenomeno del turismo sessuale, rappresentano tre forme di sfruttamento sessuale dei minori che, in realtà, avvengono in maggioranza all’esterno della famiglia; spesso però lo sfruttamento a fini pornografici del bambino si correla con condizioni degrado culturale ed economiche sfavorevoli della famiglia, cosicchè ci può essere la complicità dei genitori stessi in questo tipo di reato.
Quando si parla di pedofilia, ci si riferisce solitamente in modo generico ad ogni forma di abuso sessuale da parte di un adulto verso un bambino prepubere. In realtà dovremmo distinguere tra il pedofilo di tipo esclusivo, cioè attratto solo dai bambini, da quello non esclusivo, che invece accanto ad attività eterosessuale con i pari, predilige in alcuni casi un oggetto sessuale immaturo, un bambino.
Dobbiamo altresì distinguere se gli atti pedofilici si concentrano solo in casa, cioè se l’attività del pedofilo è limitata all’incesto, oppure coinvolge vittime anche non appartenenti esclusivamente all’ambito familiare.
E’ importante quindi operare una distinzione generale tra abuso sessuale sui minori di tipo intrafamiliare ed extrafamiliare.


Contact-abuse e no-contact abuse

Riguardo alla natura specifica dell’atto sessuale, occorre preliminarmente distinguere tra abuso con contatto e abuso senza contatto.
Nel primo caso il bambino ha un ruolo attivo e subisce sul piano fisico la perversione del pedofilo (attraverso rapporti sessuali o azioni che interessano l’area genitale o altre parti del corpo). Nel secondo caso al bambino viene richiesto un ruolo maggiormente passivo (quasi un osservatore partecipante) la qual cosa rappresenterebbe di per sé un incentivo alla eccitazione, al piacere dell’abusante, ma non diminuirebbe la valenza violenta del comportamento che il bambino è costretto a subire: esibizionismo, visione di immagini pornografiche, allusioni verbali ad attività sessuali ecc.


Gli abusi sessuali manifesti

Comprendono diversi comportamenti con contatto, dalle forme più blande di seduzione (baci, carezze, nudità, ecc.) a quelle più gravi: masturbazione reciproca, rapporti orali, rapporto sessuale completo e sodomia. Non bisogna identificare quindi l’abuso manifesto esclusivamente con l’atto sessuale della penetrazione.


Gli abusi sessuali mascherati: le pratiche genitali inconsuete

Per pratiche genitali inconsuete si intende tutta una serie di operazioni che, mascherate da cure igieniche, il genitore compie sul corpo del bambino, al fine di procurarsi maggiore eccitazione sessuale o stimolare eroticamente la coppia genitoriale evidentemente segnata da numerose problematiche di tipo sessuale. Queste pratiche consistono in lavaggi dei genitali, ispezioni ripetute (anali, vaginali), applicazioni indiscriminate di creme e pomate, ecc., comportamenti fortementi intrusivi che danneggiano gravemente la coscienza corporea del bambino e rivelano la significatività dei disturbi psicologici dei genitori.


Lo pseudo-abuso

Si configura ogni qual volta viene dichiarato, descritto o denunciato un abuso non realmente avvenuto. I motivi sottostanti a questa falsa dichiarazione, possono essere diversi: il minore, descrive una esperienza fantasticata anziché realmente vissuta; può rappresentare un modo estremo per scuotere la famiglia; un modo per diventare oggetto di attenzione; un modo per affermare la propria identità.


LA PATOLOGIA DELLA SOMMINISTRAZIONE DELLE CURE
Questa categoria di abusi riguarda quei casi in cui “i genitori, o le persone legalmente responsabili del bambino, non provvedono adeguatamente ai suoi bisogni, fisici e psichici, in rapporto al momento evolutivo e all’età”.
Quando un genitore non è in grado di cogliere empaticamente e rispondere adeguatamente alle esigenze specifiche che il bambino presenta in un dato momento della sua crescita, potranno manifestarsi tre categorie cliniche:


  1. incuria, quando le cure sono insufficienti;
  2. discuria, quando le cure vengono fornite, ma in modo non adeguato e anacronistico;
  3. ipercuria, quando vengono somministrate cure eccessive o sproporzionate ai bisogni.

Nell’ipercuria vengono incluse:


  • la Sindrome di Munchausen per procura in cui la madre, psicotica, considera il figlio come estensione del proprio corpo e lo sottopone ad interminabili cure e ricoveri nella convinzione delirante che sia affetto da qualche patologia fisica, portandolo in numerosi casi alla morte;
  • il medical shopping, che consiste in una versione meno grave della sindrome precedente poiché il genitore, in questo caso, soffre di disturbi nevrotici, soprattutto ipocondriaci che vengono spostati sul corpo del figlio che viene condotto da un medico all’altro, da un ospedale all’altro per controlli medici e analisi senza fine;
  • il chimical abuse, che consiste nella tendenza del genitore disturbato a somministrare al figlio sostanze chimiche, farmacologiche e di altro tipo nella convinzione errata e delirante che ne abbia bisogno, provocando effetti molto nocivi alla sua salute.


LA VIOLENZA PSICOLOGICA

La violenza psicologica consiste in “pratiche o atteggiamenti che compromettono in modo immediato o a lungo termine il comportamento, lo sviluppo affettivo, le capacità cognitive o le funzioni psichiche del bambino”.
Forme di maltrattamento psicologico sono ad esempio atteggiamenti di rifiuto, svalutazione, minaccia, isolamento, corruzione, indifferenza e in generale tutti quegli atteggiamenti che negano o non soddisfano i bisogni affettivi evolutivi del bambino.
Questo tipo di violenza, anche se di difficile individuazione, è probabilmente la più diffusa, poiché presente quasi sempre contemporaneamente anche alle altre forme di abuso; ma è più difficile da individuare poiché meno visibile. Di solito è piuttosto precoce e viene inflitta in modo regolare e sistematico sul figlio che potrà esprimere il suo disagio attraverso vari sintomi.
LA SEGNALAZIONE DEI CASI DI ABUSO
Diverse figure professionali sono tenute a segnalare i casi di sospetto abuso. In primo luogo, c’è l’obbligo di referto da parte degli operatori sanitari che, nell’esercizio della propria professione, abbiano prestato la propria opera o assistenza in casi che possono presentare i caratteri di un delitto procedibile d’ufficio.
E’ altresì obbligato alla denuncia di reato, il “pubblico ufficiale” o “l’incaricato di un pubblico servizio” che nell’esercizio o a causa delle funzioni o del servizio, venga a sapere di un delitto procedibile d’ufficio.
E’ importante ricordare che l’obbligo di riferire alle Autorità sussiste anche solo sulla base di un sospetto (il codice parla di casi che “possono” presentare i caratteri di un delitto procedibile d’ufficio) in quanto sta solo alla funzione giudiziaria stabilire la veridicità del fatto e la natura dolosa o accidentale del caso. La Legge quindi punisce l’omissione di referto o denuncia. L’obbligo giuridico di denunciare l’abuso o il sospetto abuso non riguarda invece il cittadino comune, che è tenuto comunque a farlo sul piano morale.

    LE MASCHERE PERVERSE   

Nel nostro Paese la regola base è “il regno del finto”. Far sembrare una cosa quello che non è. Lo vediamo in tutti i settori. Ma quando le vittime di questo sistema di azione sono i bambini e i ragazzi, allora vuol dire che il livello del marciume è arrivato a livelli francamente insopportabili.
La pedofila e gli abusi sessuali familiari sono fenomeno in buona parte sommerso in Italia. Questo succede perché vengono tutelati gli interessi dei cannibali dei bambini, e non viceversa, come vogliono farci credere. 
Iniziamo, dal distinguere la pedofilia, che è internazionale e esterna alla famiglia, dagli abusi sessuali che sono interni alla famiglia e presentano caratteristiche diverse. L’abusante familiare è un parente stretto del bambino, che lo usa per suo personale divertimento sessuale, quando non c’è nessun altro in casa, oppure di notte quando gli altri dormono. Si tratta di padri o madri, di nonni, zii, fratelli o sorelle di primo letto. Gli abusi partono sempre dal gioco o dal bagnetto. Questi individui usano i bambini come oggetti, ai quali insegnano una vasta gamma di azioni sessuali, spesso compresa la penetrazione anale e orale (sulla vaginale stanno più attenti per non lasciare troppi segni del loro passaggio). E sempre vincolano la vittima con il segreto, per esempio: se lo dici alla mamma lei ti lascerà. La maggior parte di queste situazioni non emergono né vengono denunciate se scoperte, per paura che i bambini vengano portati via a chi denuncia. E così innocenti vengono violentati nell’ombra, in assoluta solitudine interiore. In compenso sono in aumento vertiginoso le denunce false, cioè quelli che inventano che i loro figli subiscano abusi sessuali  dall’altro genitore o da altri adulti. E di questi casi, si occupano in maggior parte le istituzioni, come se fossero veri, quando non lo sono. Drammatico.
Altra cosa è la pedofilia.  Il pedofilo è esterno alla famiglia, anche se può avere rapporti con la famiglia della vittima principale. Premesso che il bene e il male c’è in tutte le categorie, vi faccio solo qualche esempio che però vale per tutte: un educatore di comunità, un fruttivendolo, un dottore, un imprenditore, un prete, un politico, un ministro, un regnante, un governatore, un giornalista,  un militare, un magnate e via così. Un giro economico enorme.
I pedofili sono dei vigliacchi perché agiscono nefandezze orribili nei confronti dei bambini, a partire dai neonati a salire, e lo fanno di nascosto. Ci sono tre tipi di pedofili: i compulsivi, i classici e i criminali. In estrema sintesi:  I compulsivi toccano, i classici e i criminali praticano atti sessuali di tutti i tipi, a seconda delle caratteristiche personali, violentando e torturando bambini, i criminali li uccidono spesso.
Quasi sempre gli atti vengono filmati e sparati in rete, a un costo. Negli anni è cresciuto, come una enorme  medusa,  il mercato dei filmati di pedopornografia. Non tutti gli usufruitori di questi filmati agiscono poi azioni sui bambini, ma questo non cambia di una virgola la violenza che subiscono i bambini di tutto il mondo, dunque anche quelli italiani. Perché chi compra, alimenta. E diciamo anche che chi compra deve inserirsi in un circuito protetto con una massa di filo spinato elettrificato, perciò qualcuno gli passa le password per entrare.
I pedofili non sono malati, ma individui luridi che nell’ombra violentano bambini in vario modo. Sono inseriti in tutti i circuiti, compresi quelli della criminalità organizzata, dei traffici di armi e di droga, gioco d’azzardo e riciclaggio di denaro sporco, di rapimento a scopo di prostituzione di donne e bambini. La pedofilia è internazionale, ha il suo mercato e la sua rete di protezione. L’Italia è un ponte di passaggio molto importante per il trasferimento di bambini rapiti, e di questo se ne occupano quei tipi di mafia che non hanno a che vedere con la Sicilia, e che hanno relazioni note in tutto il mondo.

ABUSI SUI BAMBINI DEL ASILO



     

Abusi sui bambini dell'asilo, il pediatra
"malato" condannato a cinque anni

Domenico Mattiello ottiene lo "sconto" di pena perchè affetto
da un tumore al cervello che avrebbe influenzato la sessualità 

VICENZA - È stato condannato a 5 anni di reclusione, a conclusione dell'udienza davanti al gup di Venezia, con rito abbreviato, il 65enne pediatra vicentino Domenico Mattiello, accusato di molestie sessuali ad alcune bambine nel corso delle visite. Il pm aveva chiesto una condanna a 8 anni; la difesa ha preannunciato l'intenzione di ricorrere in appello.

Nelle fasi precedenti all'udienza preliminare, nel gennaio dello scorso anno, le parti avevano già trovato un accordo risarcitorio: Mattiello - che aveva ben 800 pazienti - era stato arrestato il 14 giugno 2011 nell'indagine condotta dalla squadra mobile di Vicenza. A carico del professionista accuse per sei presunti episodi di violenze sessuali. Il pediatra avrebbe fatto alcune ammissioni, mentre per altre circostanze ha negato qualsiasi addebito.

Il rito abbreviato era stato proposto dall'avvocato del pediatra alla luce dei risultati di una perizia condotta dai consulenti della difesa secondo la quale Mattiello avrebbe sviluppato una sessualità deviata a seguito dell'insorgere di un tumore al cervello. Una patologia scoperta dopo l'arresto e che è stata curata con un delicato intervento di neurochirurgia.
                                                  

IL 99% SEI BAMBINI (9/10 ) ANNI A UN PROFILO FALSO SU FACEBOOK




        MINORI/CONVEGNO METER: LA FAMIGLIA IL DIRITTO PIU’ VOTATO
IL 99% DEI BAMBINI (9/10 ANNI) HA UN PROFILO SU FACEBOOK: FALSATA L’ETA’.  

   “I bambini di famiglie separate sono tristi, non sono felici”; e nel momento di crisi la famiglia rimane sempre un luogo sicuro. Il papà e la mamma devono ascoltarci di più, anche i giudici nel caso delle separazioni. I bambini, nonostante la crisi economica, percepiscono la famiglia come la loro ricchezza e il sostegno ai loro sogni e desideri. E’ questo in sintesi il risultato dei questionari che sono stati somministrati a n. 770 studenti di 4 e 5 elementare nelle scuole di Avola (SR) 
I dati sono stati presentati stamani (Aula Magna Elio Vittorini) al “Convegno conclusivo” della “Settimana dei diritti dei bambini”, dalla dott.ssa Adriana Passarello, psicologa, responsabile del centro di Ascolto e Accoglienza di Meter e di don Fortunato Di Noto con la presenza dell’Assessore all’Istruzione e ai servizi Sociali Avv. Vincenzo Campisi e della Dirigente Rubino, gli studenti coinvolti, le insegnanti e i dirigenti.
IL DIRITTO PIU’ VOTATO: LA FAMIGLIA - “Il diritto più votato è stato quella della ‘famiglia’ (50%) che per i bambini raggruppa tutti gli altri diritti: a non essere sfruttato (15%), al gioco, all’uguaglianza e alle cure (8%), all’istruzione e ad essere informato (4%) , ad esprime le proprie idee (3%).
MINORI E SOCIALNETWORK - il 99% dei bambini ha dichiarato di avere un profilo su Facebook dopo aver falsato l’età e identità. E’ impressionante come bambini così piccoli (9/10 anni) abbiano la libertà - senza alcun controllo genitoriale, se non marginale - di utilizzare facebook senza conoscere i pericoli ma anche le opportunità. Percepiscono Facebook più come un gioco che non come un potente mezzo di comunicazione.
“Continueremo ad impegnarci - dichiara don Di Noto - per formare e prevenire i bambini sui loro diritti e sulla grande opportunità della rete internet. Inquieta la superficialità con cui liberamente e senza alcun monitoraggio utilizzano la rete Internet. La famiglia è la grande protagonista dei bambini - conclude don Fortunato Di Noto - un segnale che impone non solo la riflessione, ma la richiesta di nuove e più incisive politiche alla famiglia e ai minori.”
                                                                     

DONNA E FIGLIO CHE TRUFFAVANO AUTOMOLBILISTI






      

In manette giovane donna che truffava automobilisti 

Entrambi gli episodi sono avvenuti ieri sera in zona San Paolo.
Intorno alle ore 20 è arrivata una segnalazione al 113 di una donna che tentava di truffare alcuni automobilisti in via Matteucci.
Quando gli Agenti del Commissariato San Paolo, diretti dal dott. Paolo Volta, sono arrivati sul posto hanno fatto appena in tempo a vedere un ragazzino che si allontanava velocemente da un’auto ferma al semaforo e rimetteva un sasso nella tasca del giacchetto.
Il ragazzo si avvicinava ad una donna che, alla vista della Polizia, gli faceva segno di andare via.
Ma gli agenti hanno fermato i due prima che potessero scappare.
Al momento di identificarli hanno appurato che si trattava di madre e figlio, entrambi italiani. Lei, B.A., 30enne originaria della provincia di Avellino, con numerosi precedenti specifici, il figlio appena 15enne.
Il copione, a dire di alcuni passanti, si è ripetuto sempre uguale con più di una vittima.
Il ragazzo urtava le auto con un sasso, che gli è stato poi ritrovato in tasca, e la donna immediatamente si avvicinava gridando e lamentando, a seguito dell’urto, la rottura dell’orologio che portava al polso.
La donna è stata arrestata per truffa il ragazzo invece è stato denunciato in stato di libertà.
Più o meno contemporaneamente, in via Pagliano, un’altra pattuglia del Commissariato San Paolo ha arrestato una persona responsabile di furto aggravato.
Poco prima l’uomo era stato visto armeggiare vicino ad un’auto parcheggiata lungo la strada.
Quando gli agenti sono arrivati sul posto sono stati subito contattati dal proprietario,  che ha indicato ai poliziotti  l’uomo, ancora nei pressi.
Il 39enne rumeno, già noto alle forze dell’ordine, aveva forzato la portiera dell’auto e, dopo aver aperto il cofano, aveva asportato la batteria dell’auto che aveva già nascosto in uno zaino che aveva con sé.
Gli agenti l’hanno individuato, bloccato  e successivamente accompagnato nelle Camere di Sicurezza della Questura in attesa di giudizio.
                                                                           

28 gennaio 2013

NIENTE CINEMA PER 4 RAGAZZI DISABILI




Mancano posti in sala, niente cinema per 4 ragazzi disabili. Fish Veneto: "Non è la prima volta" 


Volevano andare a vedere il film "Lo Hobbit", ma sono rimasti a bocca asciutta perché non c'erano abbastanza posti in sala. Non per un tutto esaurito, ma perché non c'era spazio per quattro carrozzine. Il racconto dei protagonisti e il commento della Fish regionale

  

VENEZIA - Volevano andare a vedere il film "Lo Hobbit", ma sono rimasti a bocca asciutta perché non c'erano abbastanza posti in sala. Non per un tutto esaurito, ma perché non c'era spazio per quattro carrozzine. È successo a quattro amici disabili che, pensando di andare a vedere un film al cinema, sono rimasti a bocca asciutta. L'episodio, avvenuto giovedì scorso all'Ucinema di Marcon, è stato riportato dalla Nuova di Venezia e Mestre.
"Io e mio fratello Fabio avevamo organizzato di andare al cinema con altri due amici - racconta Luca Toniolo - e quando siamo andati a prendere i biglietti ci han detto che il film era in una sala che disponeva  solo di due posti per disabili". I ragazzi hanno quindi chiesto se potevamo accedere ugualmente in sala, collocando le carrozzine in modo da non dare intralcio, ma è stato loro risposto che per le norme di sicurezza non si poteva fare. "Hanno anche chiamato il responsabile che ha confermato il regolamento - aggiunge Luca -, dicendo che se fossimo entrati tutti avrebbero potuto avere dei problemi e perfino chiudere il cinema. Quindi ci hanno proposto di andare a vedere un altro film nella sala grande, che aveva quattro posti, ma non era la stessa cosa". Per Luca è la prima volta che si presenta un problema per l'accesso al cinema: "Di solito io e mio fratello andiamo sempre in coppia e non è mai successo niente - spiega -. Un'altra volta siamo andati in quattro, ma la sala era quella grande e quindi è andato tutto liscio. In un altro cinema ci siamo posizionati lungo la passerella davanti ai sedili finché c'era posto e non ci sono stati problemi".
Non vuole colpevolizzare nessuno, ma la Fish Veneto non è nemmeno stupita dell'episodio: "Non è la prima volta. E non accade solo a Marcon, ma anche in altre sale, per varie ragioni - commenta Flavio Savoldi, dell'ufficio di presidenza della Federazione regionale -. Possiamo trovare mille episodi di questo tipo che giustamente vengono denunciati perché contribuiscono a evidenziare che problema di accessibilità è molto attuale e deve essere affrontato". Nello specifico, "le sale non sono ancora adeguate ad accogliere una popolazione che sempre più non è fatta di soli normodotati. Sono questioni molto delicate e non ci piace strumentalizzarle, ma per quel che riguarda l'accessibilità su tante cose siamo messi maluccio. L'accesso al cinema mette in evidenza la mancanza di attenzione e di sensibilità nel paese". Quello che servirebbe è un netto cambio di paradigma: "Nel momento in cui decido di aprire un esercizio commerciale o un esercizio pubblico, dovrei farlo con tutte le attenzioni del caso, sapendo che quello spazio dovrà essere utilizzato anche con persone con disabilità".