Diritti umani: violazioni per tutti
Sono 112 i Paesi che nel 2012 hanno praticato torture sui loro
cittadini, 80 hanno avuto processi iniqui e in 101 paesi è stata
documentata repressione della libertà di espressione. Un mondo
pericoloso soprattutto per chi fugge dalle guerre o dalla tortura, i cui diritti non vengono protetti “in nome del controllo
dell’immigrazione”: un dictat che non tiene conto dei 214 milioni di
migranti che girano il mondo alla ricerca di un posto dove vivere.
“Milioni e milioni di persone – dice Carlotta Sami di Amnesty
International Italia – che si trovano in pericolo, esposte a qualsiasi
tipo di abuso: stupri per le donne, vittime di tratta per donne e
bambini, lavoro forzato, schiavitù”. Milioni di esseri umani che cercano
una possibilità di sopravvivenza che il vicino di casa ti nega. Milioni
di donne e bambini che subiscono violenza, a cui si aggiungono le
aggressioni e le uccisioni di giornalisti che cercano di testimoniare la
verità e dei difensori dei diritti umani che cercano di aiutare chi non
ce la fa: violazioni che attraversano tutti le regioni esaminate da
Amnesty, con una situazione globale di diseguaglianza e di povertà in
costante aumento. Europa compresa. Sull’Italia non manca la progressiva
erosione dei diritti umani, dimostrata dai ritardi e dai vuoti
legislativi non colmati, non solo per contrastare seriamente la violenza
contro le donne – femminicidio, ma anche da tutti gli ostacoli che
incontra chi chiede giustizia per coloro che sono morti mentre si
trovavano nelle mani di agenti dello Stato: un caso su tutti, quello
della morte di Stefano Cucchi, il cui processo si è concluso ieri con la
condanna dei soli medici dell’ospedale, colpevoli di non aver
provveduto alle cure, senza neanche una parola contro l’evidenza del
massacro, delle botte e della tortura disumana testimoniati delle stesse
foto scattate al corpo senza vita del ragazzo. Eppure,
tutti i danni delle violazioni, delle ingiustizie, delle violenze di
esseri umani contro altri esseri umani, non sono casi isolati da cui
qualcuno si possa sottrarre, perché come recita Martin Luter King nella
frase che Amnesty ha messo in apertura al suo rapporto: “L’ingiustizia
che si verifica in un luogo minaccia la giustizia ovunque. Siamo tutti
presi in una rete di reciprocità alla quale non si può sfuggire, legati a
un unico destino. Qualsiasi cosa colpisca direttamente uno, colpisce
indirettamente tutti”.

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