La sentenza pro-pedofilia di un tribunale olandese. Una pericolosa pseudocultura che avanza
All’inizio del mese la
sentenza ripugnante di una Corte d’Appello olandese ha stabilito che
l’associazione “Martijn”, che promuove la pedofilia, non deve essere
vietata. Solo l’ultimo dei vari attacchi ai minori da parte di una
pericolosa e trasversale pseudocultura pro-pedofilia.
Lo scorso 2 aprile la Corte d’Appello olandese di
Arnhem-Leeuwarden ha ribaltato la sentenza di primo grado che decretava
lo scioglimento dell’associazione pro-pedofilia Vereniging Martijn.
Con un’acrobazia (il)logica si ammette che le proposte per la
liberalizzazione della pedofilia “sono una seria contravvenzione di
alcuni principi del sistema penale olandese”, specialmente riguardo la
minimizzazione dei “pericoli dei contatti sessuali con giovani”, però
(secondo la Corte) non ci sarebbero minacce per la società in quanto
sufficientemente “resistente” per affrontare “le dichiarazioni
indesiderabili ed il comportamento aberrante”. Non bastano gli
innumerevoli casi di abusi sessuali su minori anche in Olanda.
La società deve adattarsi a questi individui pericolosi. Secondo la
Corte anche il fatto che alcuni suoi membri siano stati condannati per
reati sessuali, non va connesso al lavoro della stessa. Date le premesse
non è difficile immaginare quale lavoro.
Il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori,
ha ricordato che “L’Olanda non è nuova ad espressioni giuridiche
libertine a danno dei bambini… nel 2006 ritenne legittimo, per non
ledere alla libertà di espressione, il partito di ispirazione pedofila
‘Nvd amore del prossimo, libertà e diversità’… che ebbe la possibilità
di concorrere alle elezioni, ma che fortunatamente non raggiunse gli obiettivi prepostisi”.
Sul rifiuto del giudice di accettare allora l’esposto contro il partito
pedofilo c’è un articolo di approfondimento sul sito dell’Osservatorio
sulla legalità e sui diritti.
Un altro scandalo sullo stesso tema ha investito l’Olanda il mese scorso. È esploso dopo che la televisione olandese 1V ha mandato in onda un reportage del programma Eenvandaag. Si mostra come numerose sentenze pubblicate sul sito web del Consiglio della giustizia rechtspraak.nl siano corredate da foto e video pedopornografici e nomi. Tutto lasciato lì per anni. L’avranno considerata una cosa normale.
Purtroppo c’è un ponte tra quel tipo di Olanda e l’Italia.
In una dichiarazione del 2000 Daniele Capezzone
(allora della direzione dei radicali ora portavoce PDL) definì la
pedofilia come un semplice “orientamento sessuale”, una “preferenza” e
pertanto da non criminalizzare: “Nessun ordinamento – se non un
ordinamento nazista o comunista – può criminalizzare un orientamento
sessuale in quanto tale… Criminalizzare i “pedofili” in quanto tali… non
serve certo a ‘tutelare i minori’ (che dovrebbero piuttosto essere
tutelati da chi immagina questo tipo di tutele), ma solo a creare un
clima incivile, né umano né – vorremmo dire – cristiano”.
Cristiano? Certamente si riferisce al cristianesimo
usato dai preti pedofili per i loro squallidi interessi. Sicuramente
contrapposto a quello che vuole “sia messa al collo una pietra da mulino
e venga gettato nel mare” chiunque scandalizza i bambini (Lc. 17, 2).
Poi Capezzone (e compagnia radicale) va a recitare in manifestazioni contro la pedofilia clericale. Forse dovrebbe farsi un (cristiano?) esame di coscienza.
E quale umanità e civiltà sarebbe quella che vede nella pedofilia
una “preferenza” e non una depravazione e un crimine? Capezzone non si
nasconda ipocritamente dietro un dito. Quell’ “in quanto tale” è solo un
sofisma. È giocare vigliaccamente con le parole su un argomento che ha
come vittime unicamente i bambini. Ogni ulteriore considerazione è un
altro abuso che si fa a loro.
Ma vediamo da dove hanno origine tali profonde (leggasi basse) riflessioni.
Nel 1998 il Partito Radicale e Radio Radicale promossero un convegno al Senato: Pedofilia e internet: vecchie ossessioni e nuove crociate.
Questo in nome delle “libertà personali” e del “diritto alla privacy”
che sarebbero a rischio a causa della “campagna aperta… nei confronti
della pedofilia in generale e del binomio ‘Internet-pedofilia’ in
particolare”.
Secondo gli organizzatori del convegno non si giustificano “le
campagne di allarmismo politico-giornalistico”. Si tratterebbe di una
“crociata, che distorce i dati relativi allo sfruttamento e agli abusi
sessuali nei confronti dei minori”. Vadano a dirlo alle vittime degli abusi.
Gli organizzatori del convegno parlano di “odiose… norme legislative”.
Si definisce “semplificazione proibizionistica” il fatto di punire
chi “dispone di materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento
sessuale dei minori di anni diciotto”. Si prevedono aberranti conseguenze per la “criminalizzazione
di chi semplicemente contempla o visualizza casualmente, navigando in
Internet, materiale pornografico ‘proibito’”.
Si cerca di far confusione. Il disporre di qualcosa è ben diverso dal visualizzare “casualmente”. L’articolo 4 della legge n. 269 del 1998 a cui si fa riferimento parla chiaramente di chi “consapevolmente si procura o dispone” di tale materiale. Un taglio ad hoc nella citazione della legge. Per giustificare i criminali pedofili. Complimenti ai proibiziofobici radicali. Inoltre chi “contempla” certe immagini mostra che per esse ha interesse e ammirazione.
Se non è chiaro le immagini in questione non sono proibite a caso, ma
perché c’è chi sfrutta i minori per produrle e darle in pasto anche a
chi le vuole contemplare (non a chi le ignora o le rifiuta). Quindi il contemplatore deve essere punito senza se e senza ma.
Secondo gli organizzatori del convegno “in uno Stato di diritto
essere pedofili, proclamarsi tali o anche sostenerne la legittimità non
può essere considerato reato; la pedofilia, come qualsiasi altra
preferenza sessuale, diventa reato nel momento in cui danneggia altre
persone”. La pedofilia sarebbe “come qualsiasi altra preferenza sessuale”?
Quale mente può partorire certe pericolose idiozie? Aggiungono che si
rischierebbe una “persecuzione giudiziaria” per quelli che sarebbero
solo “sentimenti o desideri giudicati – a torto o a ragione – anomali,
deviati, perversi e patologici”. A “torto o a ragione”? Qual è il torto
nel giudicare negativamente, anzi condannare e con risolutezza
la pedofilia e in qualsiasi sua forma? Le vittime sono i minori. Punto.
Troppi danni sono stati fatti trovando alibi di ogni sorta a favore dei
pedofili.
Per giustificare i pedofili, citando Gianni Vattimo,
gli organizzatori del convegno cercano di insinuare l’infame dubbio che
i minori possano avere “pari consapevolezza e responsabilità”. Questa è
una schifosa mascalzonata. Un’altra violenza che si aggiunge alla
violenza. Proprio sulla stessa linea dell’olandese padre Herman Spronck che difese il suo confratello padre Van B. (padre, che abuso di titoli!), membro della sopra citata associazione pedofila. O di quell’alto prelato che, lo scorso marzo, nel programma Piazzapulita
arriva ad affermare che “Sono i ragazzini che spesso, nel mondo di
oggi, cercano l’affettività. Cosa dobbiamo fare noi in questa
situazione?”. E mette addirittura in dubbio il concetto stesso di abuso:
“Cos’è una molestia? Una carezza in testa o a mezza schiena? Una a
fondo schiena?”
È la degenerazione assoluta. Qui siamo a livello di teorizzazione della pedofilia.
Dello scorso marzo la notizia che il rabbino Hershel Schachter, decano dell’Università Yeshiva di New York, ha messo in guardia gli altri rabbini sul pericolo di denunciare alla polizia presunti casi di abusi sessuali sui bambini, perché questi possono mentire. L’Università è al centro di uno scandalo in quanto ha nascosto per decenni abusi sessuali su minori e protetto coloro che hanno abusato.
Un altro caso nel 2009. Il regista Roman Polanski è arrestato in Svizzera per lo stupro di una minorenne. Il fatto avvenne nel 1977 negli Stati Uniti, dopodiché Polanski fuggì. Contro l’arresto e l’eventuale estradizione riceve il sostegno di personalità politiche e della cultura e il mondo cinematografico insorge chiedendo la sua liberazione.
Poi c’è Amazon, il più grande rivenditore online, che vende libri per pedofili dichiarando di sostenere la libertà di espressione e di scelta.
Questi sono solo alcuni dei casi che mostrano come, da diverse parti
e in diversi modi, a cadenza periodica si cerca di far passare per
normale, legittimare e far accettare quanto è in sé perverso e criminale. O addirittura si arriva ad accusare le vittime.
Su questo campo bisogna essere vigilanti e reagire con fermezza. La pseudocultura pro-pedofilia è pericolosa tanto quanto la pedofilia. Cerca di fare adepti. Creando le basi per moltiplicare i casi delle già innumerevoli vittime. Giustificando i carnefici.
Qualcuno cerca di far passare per normale anche l’incesto. Nel 2008 i senatori Donatella Poretti e Marco Perduca
(entrambi della delegazione radicale nel PD) hanno presentato il
disegno di legge per l’abrogazione dell’articolo 564 del codice penale
che punisce l’incesto. Per la serie nessun limite alla depravazione.
Concludo con quanto ha dichiarato ancora il dottor Marziale
nel suo commento alla sentenza del tribunale olandese: “Penso
all'inutile consesso ONU, che fatica a riconoscere la pedofilia quale
crimine contro l'umanità … I bambini hanno il diritto di essere difesi
da ogni attentato, sia pur pseudo-intellettuale, alla propria
incolumità. Mai come in questo momento è necessario erigere un
muro di difesa che veda i singoli soggetti e le comunità a reagire
davanti ad un vero e proprio attacco alla civiltà”.


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