11 giugno 2013

PEDOFILIA LA VALLE BUIA DEL PECCATO

Pedofilia, la valle buia del peccato 

Catalogata tra le parafilie, la pedofilia ha origini antiche. Il termine pedofilia (dal greco pais che significa fanciullo e philìa amore) significa letteralmente amare i fanciulli, provare una particolare attrazione verso i bambini adolescenti a prescindere dal loro sesso ma potrebbe anche significare predisposizione naturale dell’adulto verso il fanciullo o intendersi come forma educativa o pedagogica. Già nell’epoca classica , ad Atene, ma anche antecedentemente a Sparta, erano frequenti le relazioni sessuali tra adulti maschi e adolescenti che maturavano all’interno di rapporti di crescita spirituale, attraverso i quali l’adulto trasmetteva all’adolescente le virtù del cittadino. A questo tempo, più che di pedofilia, si parlava di pederastia, intendendosi con tale termine una relazione sessuale tra un adulto e un minore in età compresa tra i dodici e i diciotto anni. L’amore per gli adolescenti costituiva, nell’antica Grecia, una prassi consentita dalla legge la quale però, allo stesso tempo, vietava severamente i rapporti sessuali con bambini al di sotto dei dodici anni. Alla base della pederastia viene posto il principio dell’istruire, che consiste nel plasmare e guidare l’allievo alla scoperta dell’eros che si concreta in una forma di amore psichico e spirituale dell’adulto verso il discepolo.
Pertanto la pederastia viene considerata lecita e riconosciuta come forma pedagogico- educativa, a differenza della concezione della pedofilia intesa, invece, come relazione sessuale con bambini al di sotto dei dodici anni, illegale e socialmente riprovevole. Si trattava di un modo riconosciuto di formazione delle élite sociali, che traduceva la relazione maestro-allievo. I vocaboli indicanti l’uomo e il ragazzo potevano variare da una città all’altra: per esempio erastes (“amante”) e eromenos (“amato”) ad Atene, eispnelas (“ispiratore”) e aites (“auditore”) a Sparta Per quanto attiene le bambini in particolare a Sparta, Lesbo e Mitilene, ma anche in altre zone della Grecia, donne adulte usavano avere delle amanti tra le adolescenti ed era costume diffuso quello di unirsi alle ragazze prima del matrimonio , nello stesso modo in cui questi riti venivano fatti con i ragazzi da parte di adulti maschi. Le numerose fonti storiche dell’epoca testimoniano che tali pratiche erano fortemente contraddistinte dal loro valore pedagogico e culturale, ma venivano temute come possibili forme di sopraffazione e di abuso in danno di adolescenti. La possibilità di muoversi nella rete, poi, ha moltiplicato gli spazi d’espressione della pedofilia, proteggendo l’anonimato e favorendo scambi tra i pedofili di diversi ambienti e paesi.
Per questa via i pedofili tentano anche di raggiungere i bambini direttamente, di ottenere fotografie e indirizzi e far pervenire loro materiale pornografico allo scopo di allettarli, conquistarli e indurli alla pedofilia. Su Internet, in siti da loro istituiti, molti pedofili sostengono fortemente il loro diritto a poter liberamente manifestare la propria diversità, sempre con l’esplicita assicurazione della negazione della violenza. Sono così comparsi, in questi ultimi anni, documenti più o meno ufficiali da cui emergono forti conflitti interni e manifeste contraddizioni tra i diversi punti di vista. Da un lato, ci sono coloro che rappresentano il bambino come creatura da amare e proteggere, dall’altro quelli che invece lo identificano come soggetto di desideri e istinti sessuali da esprimere liberamente Ad oggi, la pedofilia è un reato punito dal codice penale, certo il progetto in tema di abusi sessuali è ancora in itinere al fine di perfezionare sia la fattispecie di reato, sia le pene da applicare sulla base della maggiore o minore offensività dell’atto che ad esso viene impresso.
Ma esiste davvero il confine tra normalità e perversione?
Anche a me, come a Freud, piace usare con cautela il termine normale. Immagino che noi tutti associamo al concetto di normalità quello di aspettativa, allora è chiaro che finiamo per essere tutti folli agli occhi degli altri. Ogni società produce follie diverse e il codice si plasma insieme alla mente umana. Psicologia e diritto viaggiano di pari passo, occorre, però, un quid pluris, che nessuno insegna: la sensibilità, quella che permette di entrare nella valle buia del peccato senza inciampare.

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